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PERCEZIONE DEL RISCHIO

Chi abbia seguito, anche sommariamente, l’evoluzione del dibattito pubblico sul tema “INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO”, avrà avuto modo di osservare una netta contrapposizione fra posizioni “banalizzati” e posizioni “drammatizzanti”, entrambe supportate, come non sorprendentemente accade spesso nel mondo scientifico, da ampie e variamente motivate basi sperimentali in aperta contraddizione fra loro.

In realtà, solo recentemente si è iniziato a progettare esperimenti scientifici mirati alla individuazione di leggi di interazione fra i campi elettromagnetici, con particolare attenzione a valori del campo di bassa e bassissima intensità, e i meccanismi genericamente legati al metabolismo e alla fisiologia cellulari, quindi non limitati a quelli connessi alla induzione di “sole” degenerazioni neoplastiche, e tantomeno attivati termicamente.

Le conclusioni disponibili non sono ancora ampie, tuttavia sono gia’ in grado di indicare con evidenza alcuni meccanismi di interazione causa di modificazioni nella fisiologia cellulare, sebbene non implicanti il danneggiamento permanente del dna (tipico invece delle radiazioni nucleari, dei raggi uva, e di moltissimi composti chimici). Allo stato attuale, non si è in grado di correlare tali modificazioni con precise patologie, tuttavia è noto come aumentando il numero degli esperimenti, anche fenomeni a occorrenza marginale possono essere evidenziati e quantizzati, incluso il rischio che il dna risulti non perfettamente “elastico”.

Cio’ rafforza la percezione generale che i CEM costituiscano una sorgente di rischio a livello sia di popolazione che di lavoratori, nonostante l’entità di tale rischio sia nota solo per i cosiddetti “effetti acuti” indotti ai CEM.